#accordaturadellastasi

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#accordaturadellastasi

in piano sequenza l’ultima scena

in piano sequenza l’ultima
scena
la ricostruzione delle mura
domestiche
un teatrino
(tu bevi io cado)
(tu dormi io cado)
figure archetipiche
di patetiche combinazioni
(tu bevi io dormo)
(tu dormi io dormo)
 
cosa posso offrire oltre me stessa
niente di questo corpo animale
di tua fantasia è bastato niente
nemmeno delle parole
mi stendo in un canto senza suono
il silenzio assoluto della sirena
mentre fingi di sentire il canto
l’eco nel vuoto ripete solo te
stesso

tu salvo e io tornata mostruosa
non ho più desiderio di sedurre non
ho più desiderio

qualche ultima smania
d’affetto senza parole
prima dello stacco

 
(elena zuccaccia)

in piano sequenza l’ultima scena

Ordine e mutilazione al Teatro degli Angeli

lunedì 29 gennaio 2018

al Teatro degli Angeli di Bologna per la rassegna “Si fa presto a dire poeti”, organizzata da Alessandro Dall’Olio

con Gaia Ginevra Giorgi

 

lascio la mia copia da battaglia di Ordine e mutilazione nelle ottime mani di Ginevra

e mi porto a casa i suoi versi tarkovskijani

“il rintocco delle campane

dalla cima turchese

scendeva sui nostri corpi

come una sentenza”

(da “Manovre Segrete, Interno Poesia 2017)

Ordine e mutilazione al Teatro degli Angeli

a proposito di

sono andata a vedere Corpo e anima, titolo orrendo per film molto bello (c’è da tenere però conto del fatto che l’originale ha una particella che lo rende un po’ meno banale: A teströl és a lélekröl – che pare si traduca A proposito del corpo e dell’anima)

ho pensato tutto il tempo al Macello di Ivano Ferrari

“questa folla immensa di carne cruda / apoteosi tossica dell’uomo interiore”

(che pure lungo due versi sarebbe stato un titolo ben migliore)

sono tornata a casa con la voglia di polpette

forse strano, dopo aver visto il sangue la carne squartata le ossa spezzate

una specie di istinto naturale inconscio

carne chiama carne

“Ci si confessa pestando reni di scarto / schegge d’ossa e strati di grasso. / Più liberi dopo, divoriamo / fettine di carne cruda (dei quarti più belli) / appena un po’ di sale / e tanta devozione.”

mi viene come spesso in mente Nolan e come faccia a fare film senza sangue senza carne puliti grigi finti e morti

insomma torno a casa con voglia di polpette

faccio le polpette

brucio le polpette

una specie di intervento del super-io eticamente mi impedisce di cuocermi le polpette dopo la visione della carne al macello

così adesso odoro di bruciato come un pezzo di carne arrostito

e mi sento invece come gli occhi del cervo in attesa

finestre spalancate

la visione a torrente per il riflesso del lago ghiacciato la neve intorno il bianco come il corpo della protagonista

la gamba che non risponde come il braccio paralizzato del protagonista

quando dal medico mi spoglio penso sempre al modo in cui lo fanno gli altri

se sto togliendo pezzi d’abbigliamento inutili se invece c’è chi nemmeno se lo domanda e toglie tutto a prescindere dall’area di intervento del medico se invece ancora c’è una strategia comune per farlo nel modo più razionale e io non la conosco

entra la figlia del dottore – era ora di fare merenda – io a pancia in giù il piede spinto nello stomaco del fisioterapista la figlia che ride

la casa pure puzza come carne abbrustolita rimasta cruda dentro

finestre spalancate

la nonna Dina cucinava benissimo

ma le polpette fritte della nonna Dina restavano inspiegabilmente rosse

erano cotte, le mangiavi ed erano cotte

ma a guardarle ci avresti giurato che era carne cruda

 

ma si faccia ordine tornando ai punti salienti:

andata a vedere corpo e anima, titolo brutto film bello

pensato tutto il tempo a macello di ferrari

tornata con voglia di polpette

fatto polpette

bruciato polpette

a proposito di