Al primo incontro

Al primo incontro ho
messo l’abito rosso
coi cavalli
il rosso per sedurti i
bianchi cavalli per
scapparti (credevo
e sbagliavo)
tutti li ho consumati
a starti dietro
fino all’ultimo
che mi abbandona ora
steso ai piedi del letto
del fiume secco
la pancia che grida sete
riflessi di luce non sua
fanno più bianca la criniera
un po’ d’argento sui neri
occhi, chiusi

era il più giovane e
bello, anche lui
mi hai sfinito

fumaretta gambette
(e.z.)

Al primo incontro

mi hai guardati i / polsi

mi hai guardati i
polsi appena
sbucati dall’inverno
del maglione
sento le assetate sfere
degli occhi studiarmi
le vene

la sete assecondo
girando le maniche
offrendo l’odore
la visione della
pelle bianca
bianca bianca

su un foglio disegni
perfetto il bianco

e più non ho i polsi

le vene zampillano
verdi gallerie interiori
si aprono di rosso
rosso più rosso

(ferito è il foglio e non il braccio
è questa e nient’altro la malinconia)

 

(e.z.)

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mi hai guardati i / polsi

Elena Zuccaccia, Ordine e Mutilazione |Poetarum Silva

Alcune poesie da Ordine e mutilazione (Pietre Vive Editore, 2016) su Poetarum Silva, che ringrazio:

Poetarum Silva


SINTAGMA

uno spavento a due teste
io e te
basta una sbavatura e
io è te
diluita e sparsa chissà dove tra la
…………………………………………..pelle
assorbita come sudore
ma io diversa da te
……………………io separata da te
se vuoi possiamo unirci
sovrapporci
………….combinarci
nelle infinite possibilità grammaticali
…………– io con te io tra di te io sopra sotto dietro davanti
……………………………………………di a da in con su per tra fra tutte ma non quella con la e
succhiarci via tutti i liquidi
………….prosciugarci
e però poi, asciutti, staccarci – io da te,
,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,fino a che non ci sarà da succhiare di nuovo

L’ARTISTA

gli usuali aggettivi di possesso
con te io non li conosco
potrei al massimo azzardarmi ad
infilarmi nel plurale
confondendomi nel mucchio tra il
resto
allora potrei anche provare a dire
nostro
e accaparrarmi quanto di te rimane
:
brandelli di…

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Elena Zuccaccia, Ordine e Mutilazione |Poetarum Silva

Dall’altra parte dello specchio – Arsenij e Andrej Tarkovskij (da L’ORA DEL LUPO su Regina Mab)

Oggi per la rubrica L’ORA DEL LUPO su Regina Mab Arsenij e Andrej Tarkovskij. Qui.

immagine-evidenza

 

soli nell’universo tutto
più ardita e lieve di un battito d’ala
per le scale correvi
come una vertigine conducendomi
tra cortine di umido lillà nel tuo regno
dall’altra parte dello specchio
(…)
mentre il destino seguiva i nostri passi
come un pazzo col rasoio in mano

(da Arsenij Tarkovskij, Primi incontri)

 

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(da Andrej Tarkovskij, Lo specchio)

 

Dall’altra parte dello specchio – Arsenij e Andrej Tarkovskij (da L’ORA DEL LUPO su Regina Mab)

un’autostrada una sala d’aspetto un ascensore

martedì Milo De Angelis – che insegna in un carcere di massima sicurezza – ha detto che ai detenuti interessa la poesia.
anche a me interessa la poesia.
io nella vita ho perlopiù capito cosa non mi interessa, cosa non voglio fare. (sì dirà: non è poco. invece sì, è poco. ché ad andare per esclusione si perde un sacco di tempo.)
ma che mi interessa la poesia l’ho capito.
c’è stato un momento qualche anno fa in cui ho pensato di voler fare la giornalista. poi mi sono accorta che non me ne può fregare di meno, che dell’attualità, della politica, non me ne importa un fico secco.
e allora mi sono chiesta: perché non me ne importa un fico secco?
la politica regola la società in cui vivo, l’attualità le notizie dell’ultima ora dell’ultimo minuto stanno già con le dita dei piedi nel futuro, l’informazione porta conoscenza e la conoscenza porta progresso, come faccio a dire che non mi interessa.
io non l’ho capito. però è chiaro che questo disinteresse mi è parso un limite mio, così mi sforzo di fregarmene almeno un po’, ma è uno sforzo insincero.

quindi martedì De Angelis ha detto che ai detenuti interessa la poesia.
che non gli importa nulla dell’attualità, della cronaca, non ne vogliono sapere niente.
la politica regola la società civile e il carcere ne sta così fuori (e non dovrebbe) che ai detenuti non interessa la società l’attualità l’ultimo minuto.
ai detenuti interessa la poesia perché gli interessa l’essenza, quel che rimane – ha detto Milo.
anche il carcere mi interessa, anche questo, ad un certo punto, l’ho capito. senza retorica, il carcere è (e non dovrebbe essere) un nonluogo – uno spazio non identitario non relazionale non storico – com’è un nonluogo un’autostrada una sala d’aspetto un ascensore, com’è un nonluogo anche dove vivo io, un posto di passaggio situato fuori dal tempo normale.

nei nonluoghi attualità non significa niente e poesia significa essenza, quel che rimane.

un’autostrada una sala d’aspetto un ascensore