( )

mi si aprono i
gomiti
nel piegarsi
a te

sbucciate come di
bimba anche le
ginocchia

guardo l’assenza
che si cicatrizza
nell’attesa

quando cadono le
croste
:sei tu che ritorni

 
(Elena Zuccaccia)

( ) [“Samskeyti” (Attaccamento)]

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( )

ONE GREAT BIG CRASH-BANG

“The first time I saw Susie was at the Victoria & Albert Museum in London. When she came walking in, all the things I had obsessed over for all the years – pictures of movie stars, Jenny Agutter in the billabong, Anita Ekberg in the fountain, Ali Macgraw in her black tights, Barbara Eden, Elizabeth Montgomery and Abigail, Miss World competitions, Greta Garbo, and Jennifer Jones, and Bo Derek, and Angie Dickinson as Police Woman, Maria Falconetti and Suzi Quatro, Bolshoi ballerinas and Russian gymnasts, Wonder Woman and Barbarella, and supermodels and Page 3 girls, all the endless, impossible fantasies, the young girls at the Wangaratta pool lying on the hot concrete, Courbet’s Origin Of The World, Bataille’s bowl of milk, Jean Simmons’ nose ring, all the stuff I had heard and seen and read, advertising and Tv commercials, billboards and fashion spreads and Playmate of the Month, Caroline Jones dying in Elvis’ arms, Jackie O in mourning, Tinkerbell trapped in the drawer, Bert stone’s final Monroe photos, all the continuing never-ending drip-feed of erotic data, the great and the small, came together at that moment, collided in one great big crash-bang, and I was lost to her, and that was that.”

Nick Cave sul momento in cui ha conosciuto sua moglie Susie, da 20.000 days on Earth

ONE GREAT BIG CRASH-BANG

Leopardi e la lumaca (Michael Krüger)

Una lumaca striscia per la terrazza,
un viscidume che va sul ventre, felicemente
sfuggita all’agitazione del giardino. Tenera,
duttile, cornea, aspira il suolo, diretta da un magnete
sotto i marmetti. A testa alta
questo sacro animale con dignità offensiva
taglia la strada alle formiche ove fervono i traffici
e si scambiano carichi da confonder
la vista. Sorella di Sisifo,
lei lavora in pianura, naturale nemica
della ripetizione.
Il centro è raggiunto, in gran silenzio quasi
non si dovesse dar scosse alla casa del mondo
che è piena di crepe invisibili.
Ora penso al tempo, non alla felicità,
perché soltanto come infelici siamo immortali.
Ma lo capiamo che l’ordine funziona
solo con questa lumaca che ora ha fatto il giro
del quadrante bianco del suo orologio?
A che pro saremmo nati, dice Leopardi,
se non per riconoscere come saremmo felici
a non esser nati?

Leopardi e la lumaca (Michael Krüger)