Di notte un uccellaccio

Di notte un uccellaccio
sta a guardare quel che faccio
dalle finestre della mente
mai però mi dice niente
non so se per discrezione
o per discordia d’espressione

lui solo sa perché non dormo
nonostante il buio intorno
e di giorno se ne va
a spifferarlo in qua e in là
ad orecchie che per fortuna
non han di me notizia alcuna

poi la notte torna ancora
sempre senza una parola
ma dal becco so intuire
quel che mi vorrebbe dire
a volte invento un verso strano
per farlo svolazzar lontano:

‘che vita squallida la tua!’
lui cede e scappa via
altre volte invece insiste
e con lo sguardo che persiste
alla provocazione mia
ribatte ‘mai quanto la tua’

(e, lo ammetto, quando accade
quelle volte così rade
il perché non lo so dire
riesco a mettermi a dormire)

 
(Elena Zuccaccia)

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Di notte un uccellaccio