in piano sequenza l’ultima scena

in piano sequenza l’ultima
scena
la ricostruzione delle mura
domestiche
un teatrino
(tu bevi io cado)
(tu dormi io cado)
figure archetipiche
di patetiche combinazioni
(tu bevi io dormo)
(tu dormi io dormo)
 
cosa posso offrire oltre me stessa
niente di questo corpo animale
di tua fantasia è bastato niente
nemmeno delle parole
mi stendo in un canto senza suono
il silenzio assoluto della sirena
mentre fingi di sentire il canto
l’eco nel vuoto ripete solo te
stesso

tu salvo e io tornata mostruosa
non ho più desiderio di sedurre non
ho più desiderio

qualche ultima smania
d’affetto senza parole
prima dello stacco

 
(elena zuccaccia)

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in piano sequenza l’ultima scena

Elvio Ceci su “Ordine e Mutilazione”

Elvio Ceci parla di “Ordine e mutilazione”:

“tutto si svolge in stanze, su divani o letti; il mondo viene visto dalle finestre; i desideri sono invidie dei dirimpettai.

(…)

Due immagini colpiscono alla lettura del libro. La prima è la presenza di una lumaca (con la sua bava) come simbolo totemico dell’autrice: intima e dolce. La seconda è il rapporto amoroso paragonato al cibo, quasi un sentore di antropofagia; come se fosse una conseguenza dell’unione dell’esistenzialismo con uno sfondo popolare umbro.”

 

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(Addictiv by honey, acquarello di Pierpaolo Miccolis)

Elvio Ceci su “Ordine e Mutilazione”

Ordine e Mutilazione su Laboratori Poesia

Alessandro Canzian recensisce Ordine e mutilazione su Laboratori Poesia, e lo fa così bene che mi sento quasi spiata dal buco della serratura.

“(…) E in effetti in Elena i corpi sembrano accostarsi senza una perfetta adesione gli uni agli altri. Sembrano essere su un tavolo ‘per esaminarmi come uno / scienziato il suo vetrino // e poi ricompormi a tuo / piacimento nell’inconsistente elementarietà delle / due dimensioni’. Ma l’inesattezza del taglio che rende imperfetto il ricongiungimento sembra essere voluto se non addirittura goduto (‘accudisco questo nostro / fallimento / cresce bene / sano e forte / puoi vederlo nei weekend / a settimane alterne / gli piace guardare film / la pasta coi carciofi / il colore blu’).
Il non combaciare dei pezzi sembra misurare la presa di consapevolezza della propria esistenza che così si palesa nelle parti del sé (‘di vedere questo / corpo nudo non / ne posso più crepare / immagino almeno / lo potessi cuocere / per dire’) e dell’altro (‘eppure il tuo incavo tra / lo sterno e l’ascella sinistra / ha la forma di me che dormo’). Un altro, un tu che viene continuamente esplorato e raccontato anche quando non c’è (‘sento russare e non / sei tu’) fino ad arrivare a un’interrogazione a se stessa per gradi, per radici, corpi, stanze. (…)”

Questo il link:

http://www.laboratoripoesia.it/ordine-e-mutilazione-elena-zuccaccia/

 

 

Ordine e Mutilazione su Laboratori Poesia

Al primo incontro

Al primo incontro ho
messo l’abito rosso
coi cavalli
il rosso per sedurti i
bianchi cavalli per
scapparti (credevo
e sbagliavo)
tutti li ho consumati
a starti dietro
fino all’ultimo
che mi abbandona ora
steso ai piedi del letto
del fiume secco
la pancia che grida sete
riflessi di luce non sua
fanno più bianca la criniera
un po’ d’argento sui neri
occhi, chiusi

era il più giovane e
bello, anche lui
mi hai sfinito

fumaretta gambette
(e.z.)

Al primo incontro