proprio a te lingua

proprio a te lingua
lunga e biforcuta
doveva capitare di
finire muta

corpicina striminzita
occhi chiari pelle liscia
di finire questa vita
smidollata come biscia

stanca senza respiro
sangue né parola
atrofizzata e ferma
la lingua in gola

tutto un nuovo dire nella
fantasia della mano sinistra
e negli occhi, ora a me ora
alla finestra

 

(Elena Zuccaccia)

Annunci
proprio a te lingua

Antonin Artaud, Frammenti d’un diario d’inferno

Forme di una disperazione capitale (proprio vitale)
Crocicchio delle separazioni,
Crocicchio della sensazione della mia carne,
Abbandonato dal mio corpo,
Abbandonato da ogni possibile sentimento dell’uomo.

(…)

Mi parla di Narcisismo, gli ribatto che si tratta della mia vita. Ho il culto non dell’io, ma della carne, nel senso sensibile della parola carne. Ogni cosa m’importa solo in quanto assale la mia carne, coincide con essa in quel punto in cui la sconquassa, e non oltre.

Niente mi tocca, niente m’interessa se non si rivolge direttamente alla mia carne. A questo punto mi parla del Sé. Gli ribatto che l’Io e il Sé sono due termini distinti e da non confondere, e sono esattamente i due termini, che si bilanciano, dell’equilibrio della carne.

(…)

Sono uomo per le mie mani e i miei piedi, il mio ventre, il mio cuore di carnaccia, il mio stomaco i cui nodi mi congiungono alla putrefazione della vita.

(…)

Mi parlano di parole, ma non si tratta di parole, si tratta della durata dello spirito.

In questa scorza di parole che cade, non bisogna immaginare che l’anima non sia implicata. Accanto allo spirito vi è la vita, vi è l’essere umano nel cui cerchio gira questo spirito, collegato da una moltitudine di fili…

Che l’anima venga meno alla lingua o la lingua allo spirito, e che questa rottura tracci nelle pianure dei sensi come un vasto solco di disperazione e di sangue, ecco la grande pena che mina non la scorza o l’impalcatura, ma la S T O F F A dei corpi.

(…)

Mai nessuna precisazione potrà essere fornita da quest’anima che si strangola, perché il tormento che la uccide, la scarnifica fibra per fibra, si svolge al di sotto del pensiero, al di sotto del punto che può raggiungere la lingua, perché a rompersi, man mano che la vita la richiama alla costanza della chiarezza, è la connessione stessa di quel che la fa e la tiene spiritualmente agglomerata.

(…)

Tuttavia l’anima vive, ma di una durata a eclissi dove il fuggevole si mescola in perpetuo con l’immobile, e il confuso con questa lingua penetrante d’una chiarezza senza durata.

 

Antonin Artaud, da Frammenti d’un diario d’inferno, in Al paese dei Tarahumara e altri scritti, Adelphi 1966

img059

Antonin Artaud, Frammenti d’un diario d’inferno